Dire che sul futuro allenatore del Toro deve ancora pensarci su, equivale per Cairo ad una profetica condanna all’esonero
Dire che sul futuro allenatore del Toro deve ancora pensarci su, equivale per Cairo ad una profetica condanna all’esonero. Per lo meno, questi sono i precedenti dialettici del presidente, che non è molto portato alle conferme del tecnico in panchina, ma casomai a cambiare i mister, piuttosto che i giocatori. D’Aversa ha lavorato sicuramente bene, ottenendo in 3 mesi 14 punti, che garantiscono la tranquillità.
Ma il presidente sa che c’è, in coda al campionato, una partita valida per i tifosi granata quasi quanto uno scudetto. E che alimenterebbe un tale entusiasmo, in caso di vittoria dopo 11 anni, da consentirgli forse di passare un’estate tranquilla. Quella partita, naturalmente, è il derby, che diventerebbe incandescente non per il motivo immaginato un mese fa, e cioè la grande sfida del Toro per guadagnarsi la Serie A. Bensì per la grande sfida della Juve per garantirsi il quarto posto. In ogni caso, visto che Cairo potrebbe voltare pagina, per l’ennesima volta, tanto vale cominciare a fare alcuni nomi.
Il principale è quello di Gattuso, un vecchio pallino di Cairo e di Petrachi. In effetti, nonostante la mancata qualificazione dell’Italia alla fase finale dei Mondiali, Gennaro incarna perfettamente la figura del tecnico ruspante, da Toro, tanto per intenderci, stile Rocco, Giagnoni e Mondonico.
Un’altra candidatura emergente è quella di De Rossi, che a sua volta sta convincendo su una panchina gemellata con il Toro, e cioè quella del Genoa. Ma a colpire di più sarebbe Juric, in quanto che si tratterebbe, come si dice con una frase poco simpatica, di “una minestra riscaldata”. Ivan ha guidato il Toro dal 2021 al 2024. Ed è rimasto comunque un profilo conosciuto e apprezzato, nell’ambiente torinista, nonostante esperienze successive poco lusinghiere.
Se questo può rincuorare Juric, occorre ricordare che anche l’allenatore, che per più anni ha guidato il Toro, e cioè 10, è stato una “minestra riscaldata” e cioè Radice, vincitore dello storico scudetto nella stagione 75-76, e poi rivale del Verona campione d’Italia.
Fra i tecnici assunti da Cairo, dal 2005 in avanti, possiamo ricordare, fra gli altri, De Biasi, Zaccheroni, Novellino, Camolese, Ventura, forse quello più stimato, Mihajlović, Mazzarri e Nicola.
Nella scorsa stagione, è stato francamente discutibile l’esonero di Vanoli, che aveva stabilito un ottimo rapporto con la squadra, e soprattutto con la tifoseria. Pagò un finale di campionato poco brillante, ma anche perché la squadra non aveva motivazioni di classifica. Da alcuni anni, il Toro gravita attorno alla decima posizione. E in quel contesto, è difficile pretendere una volata conclusiva, carica di determinazione.
Ovvio. I giocatori sono tanti e il mister è uno solo. Ma attenti! Di “uno solo” ce n’è un altro: l’Altro, l’Innominabile.
in questi 20 anni ne ha cambiati un’infinità di allenatori, pardon, di capri espiatori … con lo stesso identico (e programmatico) risultato, IL NULLA
ne vogliamo trarre qualche conclusione, nesticarioletto, o è ancora troppo prematuro ?
Ma perché? Ma qual è il peccato di questa maglia che ha sempre tutti i c.az.zi di dei contro?
Carie estinguiti